Riflessioni cartesiane

Cosa mi porta a scrivere nuovamente sul blog, dopo tanto (veramente tanto) tempo in cui non scrivevo nulla?
Sicuramente una componente di noia, causata da queste feste poco sentite e poco vissute; aggiungerei anche la voglia di fare il punto con me stesso, con le cose che accadono dentro e fuori di me, il lavoro e le relazioni.
Sia ben chiaro: non è un nuovo capito delle confessioni bensì un post che vuole scrivere un punto ideale per circoscrivere un periodo vuoto, post-less a cui, incoraggiato dall’anno nuovo, tendo di dare una svolta ideale.

Ci assomiglio, no?

Ci assomiglio, no?

Faccio, dunque sono
Si riapre qui la classica antinomia tra fare ed essere. Ben conoscendo (e pure troppe volte rimarcando) la mia ideale posizione, che mi vede fautore di un approccio ontologico-disposizionale, certo non nascondo la mia apnea esistenziale di fronte alle cose da fare. Non eccessivamente tante, ma eccessivamente opprimenti.
Il tempo intorno agli impegni si chiude, come si chiudono gli spazi mentali di azione e riflessione su (e per) se stessi. Qualcuno chiama questo burn-out. Mi trova concorde.

Lavoro, quindi (non) insegno
Altro tasto dolente delle mie piene occupazioni. Maledetto mondo dell’istruzione italiano, con scarsa considerazione per questo lavoro e per chi vi lavora.
Ho lasciato dopo quattro anni, e con molto rammarico, il mondo della scuola elementare, in cui insegnavo informatica. Poco tempo da dedicarvi e troppi incastri con le superiori, scuola dove invece ho gettato ogni mia speranza (com’è giusto, visto che solo questa mi dà punteggio per la graduatoria).
Niente da fare, però. Le mie iniziali speranze sono sempre più diventate cruda realtà e la supplenza annuale non è venuta (e ormai penso neppure verrà).
L’unica gioia di tutta questa situazione sono state le studentesse (e qualche studente) che sto incontrando in queste scuole dove supplisco. Mi hanno e mi stanno dando molto, sono quelle che mi fanno andare avanti e mi fanno entrare (e uscire soprattutto) in classe col sorriso.

Sentio, quindi excrucior
Chi non è avulso dal pensare come noi siamo esseri-nel-mondo, sa bene quanto noi percepiamo noi stessi come entità patetiche, che hanno sentimenti e che soffrono; che sanno mettersi in gioco e sanno limitarsi; sanno osare e ponderare; sorridere e sbattere i pugni a muro.
Quanto è difficile essere esseri pensanti e, talvolta, quanta invidia verso chi ha come unica preoccupazione quella di stare con una persona, di giocare a calcetto, di uscire la sera o non so che cosa.

Posto, quindi termino
Già, non ero più abituato a scrivere così “tanto”.
Beh, concludo allora salutando chi mi legge, facendo lui (lei) i miei auguri per questo Santo Natale e questo nuovo anno alle porte e vi lascio con il brano che sto sentendo ora, mentre scrivo questo post.
Preso da YouTube, è la prima parte di tre, che spero voi riusciate a (e vogliate) sentirvi, ravanando tra i filmati related.

Ancora auguri, ancora buon ascolto e ancora bentrovati!

httpv://www.youtube.com/watch?v=ubGxLP22VCs&feature=related

Marco Caporicci

"Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per azioni grande peccatore, per vocazione insegnante della specie più misera, precario di scuola in scuola"

Potrebbero interessarti anche...

2 risposte

  1. Antonella ha detto:

    Buongiorno prof o meglio buon pomeriggio!Ho letto la sua riflessione o meglio la sua depressione!Bè ci mancano solo i prof in crisi!Non bastiamo noi studenti?!Data l’antinomia istruzione educazione in cui la motivazione intrinseca oggi come oggi non trova posto, siete voi che dovete trasmettercela.Solo voi professori cn la vostra individualità e il credere nel vostro lavoro potete proiettarci in un possibile futuro, migliore di quello che si prospetta adesso con le nuove riforme.
    La saluto prof………………..

  2. Marco ha detto:

    Buon pomeriggio anche a te, Antonella!
    Non è depressione, al contrario. Si deprime chi non confida in sé o si sente inadatto al mondo. Io confido (e non solo in me) e credo di poter dare ancora parecchio (ci mancherebbe!) al mondo.
    Ogni tanto però è giusto fare un minimo di (auto)analisi per leggersi come osservatori esterni.
    Dici bene: siamo noi a darvi le motivazioni (che vengono da voi interiorizzate) ma permettici di essere anche umani e di coprire, nella nostra originalità e personalità. un ruolo che sempre di più viene messo in discussione da pareri, opinioni, giudizi e modelli quanto mai distorti e faziosamente ottusi.
    Migliorerà la situazione? Se fossi ottimista qual ero ti direi di sì; se sono real-ottimista quale m’hanno portato ad essere ti dico: boh, forse!
    A presto!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *